A PROPOSITO DEL MES…

PER FARE CHIAREZZA SULL’APPROVAZIONE DEL MES

La feroce polemica politica sul MES ha creato un grande polverone nel quale è difficile distinguere i fatti dalle opinioni. Il Parlamento Europeo l’approvò nel marzo del 2011, ma risulta evidente che il nodo politico, finanziario ed anche ideologico non è ancora stato sciolto. Alla base di tutto c’è il contrasto sempre più duro fra europeisti ed antieuropeisti, o per meglio dire fra concezioni diametralmente opposte dell’Unione Europea e delle sue politiche economiche, che ormai divide sia la maggioranza, sia l’opposizione.

Essendo uno studioso di Storia e non di economia, non mi occupo degli aspetti tecnici del problema, ma voglio comunque dare un piccolo contributo di chiarezza sulla questione dell’approvazione del MES nel periodo 2011-2012, durante il quale abbiamo avuto prima il Governo Berlusconi e poi il Governo Monti.

Primo: il disegno di legge di ratifica del MES ( settembre 2011) si deve all’esecutivo guidato da Berlusconi, nel quale G. Meloni era Ministro della Gioventù. L’esecutivo era sostenuto dal Popolo delle Libertà, dalla Lega Nord e dal Movimento per le Autonomie. La Lega Nord aveva votato contro il MES già in occasione della sua approvazione da parte del Parlamento Europeo.

Secondo: l’approvazione definitiva del MES fu votata nel 2012, quando il Governo era presieduto da Monti.

Terzo: la Lega, allora guidata da Roberto Maroni, votò compatta contro.

Quarto: Il PdL di Berlusconi votò in maggioranza a favore, ma molti suoi parlamentari votarono contro. Tra i dissidenti c’era anche Guido Crosetto, uno dei fondatori di Fratelli d’Italia.

Quinto: Il partito denominato Fratelli d’Italia ancora non esisteva, ma proprio quella votazione fu un passo avanti decisivo verso la separazione dei “sovranisti” dal PdL di Berlusconi, realizzata pochi mesi dopo.

Sesto: Giorgia Meloni ovviamente non era ministro nel Governo Monti e non votò a favore del MES. Nella votazione risulta assente.

Settimo: il Partito Democratico, allora guidato da Luigi Bersani, votò compatto a favore del MES.

Sintesi: il MES venne definitivamente approvato per volontà di Monti grazie all’appoggio decisivo del Partito Democratico di Bersani e del Popolo delle Libertà di Berlusconi, che però proprio a causa di quel voto dovette subire il primo vero atto della scissione, realizzata nel 2012 con la nascita di Fratelli d’Italia.

https://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/trattato-di-istituzione-del-mes-ddl-5359-voto-finale/39325

https://www.google.com/amp/s/www.bufale.net/giorgia-meloni-e-la-firma-sul-mes-tra-2011-e-2012-nessun-voto-contrario-con-pdl-e-da-ministro/amp/

https://www.google.com/amp/s/www.giornalettismo.com/giorgia-meloni-voto-mes/amp/

http://temi.repubblica.it/espresso-open-politix/2012/07/25/litalia-ratifica-i-trattati-sul-fiscal-compact-e-mes-i-dettagli-delle-votazioni/

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Meccanismo_europeo_di_stabilità

https://www.google.com/amp/s/www.ilpost.it/2020/04/11/mes-salvini-conte-meloni/amp/

Precisazione ulteriore.

Una polemica nella polemica riguarda il ruolo di G. Tremonti, che era Ministro dell’Economia nel IV ed ultimo Governo Berlusconi e che firmò il disegno di legge di ratifica presentato nel 2011.

La parola a Giulio Tremonti (da TPI):

“Professore, Conte dice che il governo Berlusconi, di cui lei era ministro dell’economia, ha dato impulso al MES. Fa un po’ di confusione, nel 2012 al governo c’era Monti. Il vostro esecutivo era caduto l’anno prima. Ciò non toglie che le prime discussioni sul MES in Europa iniziarono già nel 2010, all’Eurogruppo del 9 maggio in cui proprio lei rappresentava l’Italia…
Conte cita continuamente gli eurobond, ma non ne conosce la storia. Io ero favorevole a un fondo di solidarietà, a un fondo salva-Stati (MES, ndr), ma finanziato appunto con emissioni di debito comune a livello europeo, eurobond. In quei mesi, e all’Eurogruppo di cui lei parla, stavo portando avanti quella linea, riuscendo a farmi degli alleati. Di quello che le dico c’è una prova, ed è pubblica: un articolo apparso sul Financial Times il 6 dicembre del 2010 a firma Giulio Tremonti e Jean-Claude Junker. Il titolo era: “Eurobonds would end the crisis”. Proponevamo come soluzione alla crisi quella di emettere eurobond per finanziare un fondo salva-Stati, i prestiti ai paesi sotto stress sarebbero stati coperti dall’emissione di titoli comuni europei, non proponevamo certo di bilanciare tale aiuto con misure draconiane come quelle della Troika, di cui abbiamo visto l’effetto devastante in Grecia. Questo è il tipo di MES a cui lavoravo all’epoca, non avrei mai firmato un trattato che, invece, imponesse la Troika, e non l’ho fatto.”
https://www.google.com/amp/s/www.tpi.it/economia/tremonti-conte-mes-eurobond-20200411584180/amp/

LA “MADONNA ADVOCATA” DI PALAZZO BARBERINI

La “Madonna Avvocata” (“Haghiosoritissa”) di Palazzo Barberini (XI-XII secolo) presenta tutte le caratteristiche tipiche dell’arte sacra medioevale, la quale affonda le sue radici nell’arte tardo-antica, sia pagana, sia paleocristiana, che deriva a sua volta dalla cosiddetta arte romana “plebea”.

File:12th-century unknown painters - The Madonna as Advocate (Haghiosoritissa) - WGA23862.jpg
Immagine tratta da:https://commons.wikimedia.org/wiki/File:12th-century_unknown_painters_-The_Madonna_as_Advocate(Haghiosoritissa)_-_WGA23862.jpg


Mi riferisco in particolare alla stilizzazione della figura. Si notino le pieghe del collo di Gesù e il triangolino presente fra le sopracciglia di Maria.
Ovviamente, la stilizzazione, insieme alla fissità ieratica delle figure e alla bidimensionalità, raggiunse la sua massima espressione e codificazione nell’arte bizantina, che influenzò profondamente l’arte italica fino alla fine del Duecento ed oltre.
A parte questo, bisogna anche considerare alcune caratteristiche proprie della cosiddetta “Scuola Romana”, che in effetti rappresenta la continuità, mai venuta meno, con il retaggio dell’arte romana antica. La critica ha notato, infatti, una “ricerca monumentale tipicamente romana” (Vodret).

Sitografia:

http://theartgalleryintheworld.blogspot.com/2017/11/scuola-romana-seconda-meta-del-xii.html?m=1

http://massolopedia.it/arte-mediovale/

http://massolopedia.it/arco-di-costantino/

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Arte_plebea

Bibliografia:
L. Mochi Onori, Rossella Vodret, “Palazzo Barberini”, ed. Gebart 1998, p.16

STADIO DI DOMIZIANO

Lo Stadio di Domiziano, detto anche impropriamente Circus Agonalis e Circus Alexandrinus, corrisponde perfettamente all’area di Piazza Navona. Infatti gli edifici che circondano la piazza sono stati costruiti al di sopra delle strutture antiche, che sono state utilizzate anche come cave di materiale edilizio, per esempio per la costruzione di Palazzo Braschi verso la fine del Settecento. La sovrapposizione si può vedere molto bene sul lato nord, di fronte a Tor Sanguigna: un grande arco d’ingresso è sovrastato dal palazzo moderno dell’INA, costruito salvaguardando le strutture liberate grazie agli scavi archeologici, che resero necessaria la demolizione degli edifici sorti in precedenza sul lato nord.
Considerando la topografia antica, possiamo dire che lo Stadio venne costruito in un’area del Campo Marzio già notevolmente monumentalizzata, nei pressi delle Terme di Nerone.
Rispetto al livello stradale attuale, l’edificio si trova 5 metri al di sotto.
La parola stadio deriva dal greco stadion, unità di misura corrispondente a circa 185 metri (625 piedi). Su questa distanza si disputava la corsa veloce, generalmente considerata la più importante fra le gare atletiche, che comprendevano anche la lotta, il pugilato e il cosiddetto “pancrazio” (un misto di lotta e pugilato). Da una moneta di Settimio Severo sappiamo che lo Stadio venne utilizzato, almeno in determinati periodi, anche per i giochi gladiatori.
Dobbiamo quindi evitare di confondere lo stadio, usato per le gare atletiche, con il circo, che serviva per le corse dei carri ed ovviamente era molto più lungo, anche se la forma era identica: lati lunghi paralleli e uno dei lati corti curvilineo (che corrisponde al lato nord di Piazza Navona). Ovviamente era privo della “spina”, dei carceres e dell’obelisco.
Lo Stadio di Domiziano è il primo stadio romano in muratura. Infatti in precedenza, in occasione di giochi indetti dagli imperatori, venivano realizzate strutture in legno (come ci attestano Svetonio per Cesare e Cassio Dione per Augusto).
Domiziano, appassionato di atletica, istituì il Certamen Capitolino Iovi, una specie di olimpiade romana che si doveva disputare ogni 4 anni, nell’86 d. C. e forse (Coarelli) lo Stadio fu costruito un po’ prima.
Le dimensioni sono notevolmente maggiori rispetto alla Stadio Palatino, fatto costruire dallo stesso Domiziano e terminato qualche anno dopo, nel 92: mt. 265 x 106 contro 160 x 48.
Si veda a questo proposito, per un confronto: http://massolopedia.it/stadio-palatino/

Stadion Domitian Nord.jpg
Immagine tratta da Wikipedia: https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Stadium_of_Domitian_(Rome)?uselang=it#/media/File:Stadion_Domitian_Nord.jpg


La facciata esterna doveva apparire veramente imponente: era costituita da una doppia fila di arcate poggianti su pilastri, l’inferiore con semicolonne di ordine ionico, la superiore di ordine corinzio, con un’altezza totale di 18 metri.
Semplificando, la struttura dell’edificio si presenta nel seguente modo, procedendo dall’esterno all’interno:
portico, ambulacro esterno, corridoi radiali alternati ad aule ed a scalinate, ambulacro mediano, scale a pilastri, ambulacro interno, arena. Attualmente la struttura è accessibile solo fino all’ambulacro mediano. Naturalmente sotto i palazzi di Piazza Navona sono visibili altre parti dello Stadio.
La struttura è in parte in travertino e in parte in laterizio.
Le pareti interne erano, e in mimima parte sono tuttora, rivestite di stucco.
Decoravano l’edificio agonale numerose statue, fra le quali molto probabilmente anche il cosiddetto “Pasquino”, in realtà un gruppo statuario raffigurante Patroclo e Menelao, rinvenuto proprio in Piazza Navona.
Le fonti aiografiche ci dicono che S. Agnese fu martirizzata nel 305 all’interno dello Stadio in un lupanare ubicato esattamente al di sotto dell’attuale chiesa di S. Agnese in Agone.
Si ritiene che le strutture dello Stadio siano rimaste abbastanza riconoscibili, nonostante lo sfacelo seguito alla caduta dell’Impero Romano, fino alla fine del Medioevo, quando si svilupparono (purtroppo) nell’area varie calcare per l’utilizzazione dei marmi antichi.
In quel periodo, infatti, la rinascita urbanistica di Roma cominciò a richiedere enormi quantità di materiali edilizi.
Nel 1477, durante il pontificato di Sisto IV, la piazza divenne sede del grande mercato settimanale sostituendo il precedente sito alle pendici del Campidoglio.
Possiamo dire che l’occultamento vero e proprio dello Stadio coincide in effetti con le grandi trasformazioni avvenute tra il Cinquecento e il Settecento, che videro sorgere al di sopra e nei pressi delle strutture antiche grandi chiese e palazzi, che però mantennero libero lo spazio dell’arena (fatta eccezione per le tre importanti fontane). Si pensi alla straordinaria trasformazione barocca della piazza voluta dalla famiglia Pamphili attorno alla metà del Seicento.
Dopo secoli di oblio, la struttura antica fu riscoperta, per così dire, nel 1868.
Gli scavi sistematici che riportarono alla luce l’area archeologica attualmente visitabile risalgono agli anni ’30.

Sitografia:
https://stadiodomiziano.com/the-stadium/archeologica-area/

http://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/roma_antica/monumenti/stadio_di_domiziano

https://it.wikipedia.org/wiki/Stadio_di_Domiziano

http://massolopedia.it/stadio-palatino/

Bibliografia:
De Cola-Galluzzi-Giovannetti, Guida dello Stadio di Domiziano e di Piazza Navona

F. Coarelli, Roma

L’EGEMONIA CULTURALE DELLA BORGHESIA RADICAL-CHIC: UNA STRATEGIA IDEOLOGICA PARADOSSALE

Il concetto gramsciano di “egemonia culturale” esercitata dalla classe dominante può essere applicato al “buonismo”, alla “teoria gender” e in generale al “politicamente corretto”?
Sono convinto che la borghesia “radical-chic”, a partire dal 1968, ha adottato un sistema di valori socialisteggiante e anarcoide come forma estrema di “strategia ideologica paradossale” volta al mantenimento del potere.
Ma cerchiamo ora di capire bene il concetto gramsciano (da Wikipedia):
“L’egemonia culturale è un concetto che indica le varie forme di «dominio» culturale e/o di «direzione intellettuale e morale» [1] da parte di un gruppo o di una classe che sia in grado di imporre ad altri gruppi, attraverso pratiche quotidiane e credenze condivise, i propri punti di vista fino alla loro interiorizzazione, creando i presupposti per un complesso sistema di controllo.

L’analisi dell’egemonia culturale, anche in quanto distinta dal mero dominio[2], è stata formulata per la prima volta da Antonio Gramsci per spiegare perché le rivoluzionicomuniste predette da Karl Marx nei paesi industrializzati non si fossero verificate. [3]”
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Egemonia_culturale

LA GUERRA CIVILE IN SIRIA

Per capire la grave crisi siriana, per capire il senso e l’origine di una guerra civile che dura ormai da 9 anni con catastrofiche conseguenze per la popolazione, bisogna tener conto di una serie di presupposti politico-religiosi.
Innanzitutto la Siria è un paese “multietnico” e quindi anche sotto molti aspetti “multiculturale”. Questa caratteristica di fondo, che dall’esterno può non apparire rilevante anche per molto tempo, improvvisamente può trasformarsi in un grave fattore di debolezza e di instabilità.
La Siria non è omogenea neanche dal punto di vista religioso. La maggioranza della popolazione è di religione musulmana sunnita, ma sono presenti altre correnti islamiche.

Aggiungiamo che il 13% della popolazione è di fede cristiana.

In particolare, dobbiamo considerare il fatto anomalo che la minoranza alawita, appartenente al ceppo sciita, domina di fatto il paese da molti decenni perché ad essa appartiene la “dinastia” , per così dire, che governa dal 1971. Ovviamente questo fatto pone la Siria in una posizione geopolitica ambivalente: da una parte si trova legata all’Iran, roccaforte del mondo sciita, dall’altra al mondo sunnita, al quale appartengono sia la minoranza curda, sia il cosiddetto “stato islamico”, noto anche come “Isis”.
Il “panarabismo” e il generico “socialismo” del Partito “Bath”, al potere ininterrottamente dal 1963, (cioè già da prima della presa del potere da parte di Assad, padre e predecessore del presidente attuale, nel 1971), hanno sempre posto la Siria al centro di un complesso gioco politico-religioso e politico-militare iniziato già al tempo della guerra fredda con l’appoggio sovietico in funzione anti-Usa, che ancora oggi sostanzialmente perdura con l’appoggio della Russia post-sovietica di Putin, sempre in funzione anti-Usa.
Anche la posizione geografica della Siria è uno dei presupposti dell’attuale crisi. Il paese si trova in uno degli scacchieri più caldi ed instabili del mondo a causa della vicinanza con Israele, con il Libano, con l’Iraq e la Giordania.
Si tratta di un’area la cui instabilità, iniziata subito dopo la fine dei “mandati” britannico e francese e la nascita dello Stato d’Israele, si è aggravata nel corso del tempo a causa del prolungamento del conflitto arabo-israeliano, della guerra civile in Libano, della fine del regime di Saddam in Iraq e dello scatenamento delle correnti fondamentaliste seguito alla cosiddetta “primavera araba” del 2010-2011.
La crisi siriana, infatti, è esplosa proprio nel momento in cui il paese è stato coinvolto nel movimento panarabo per la democrazia, che da un lato ha portato alla lotta armata contro il regime di Bashar al-Asad, dall’altro alla formazione di uno “stato islamico” estremista di matrice sunnita.
Il regime di Bashshar era sicuramente destinato a scomparire nel vortice di una rovinosa e intricata guerra civile, ma sopravvive ancora e sembra anzi in grado di riprendere il controllo del paese grazie al determinante appoggio della Russia e grazie anche al fatto che non si è mai formato un fronte unitario contro il presidente.
A questo punto, gli sviluppi della situazione sono difficili da prevedere, ma risulta evidente che la stabilizzazione del paese deve passare necessariamente attraverso un accordo politico tra quelle che sono le prevalenti forze in campo: la Russia che appoggia il presidente, gli USA che appoggiano i Curdi e laTurchia che invece li combatte. Per il momento, non mi pare che l’Iran sciita abbia voglia di inserirsi militarmente in un conflitto che coinvolge le due grandi superpotenze e la Turchia, superpotenza sunnita in senso “regionale” ed intenzionata ad espandere la sua influenza in un’area che faceva parte dell’impero ottomano.
E visto che sia a Trump che ad Erdogan non conviene mettersi contro Putin, tutto sommato è probabile che la stabilizzazione della Siria debba portare al ristabilimento del regime di Bashar al-Asad.
Della serie: tanto rumore, e tanti morti, per nulla.

Angel of Death

«Che cosa ne sarà del prossimo secolo? Non lo so, ma spero di non fare più ritorno.»

(J. Valentino / M. Di Caprio)

Con quell’aria arcigna, solitaria, in una zona ormai abbandonata del borgo, M. vagava, mani in tasca, nervi tesi, i pensieri che risuonavano nella mente come spari, raffiche, bombe a grappolo. Paganini o Vivaldi erano diventati signori della guerra e suonavano fuoco e fiamme nella sua mente, solcandola con accordi sempre più stridenti. Pensieri di gloria, pensieri di successo: era il più bravo a scuola, imparava a memoria qualsiasi cosa, aveva una profondità critica notevole. Ma quello che più amava era suonare la chitarra: aveva composto già diversi album, ma nessun contratto discografico si era materializzato nel corso degli anni. Ah, se avesse fatto il commerciante come i suoi amici! Avrebbe messo due o tre ragazzi a lavorare per lui per 600 euro al mese e ora sarebbe ricco. E invece la sua passione, che non aveva più voce per il mondo, si era ripiegata su stessa, in vibrazioni sempre più stridule e dissonanti.

Ora vagava, vagava nella città, da un bar all’altro, una sigaretta dopo l’altra, un caffè dopo l’altro, immerso nei suoi pensieri sbiaditi, cupi e ricorsivi. Più odiava quella società e più quella società si fortificava. Il kitsch del trap e del raeggeton lo facevano vomitare. Il silenzio della gente, che a flotte camminava su quel marciapiede, telefonini nella mano, lo innervosiva: la solitudine e il deserto delle periferie del mondo l’avrebbero fatto sentire meno solo.

M. si fermò alle porte della città antica e osservò il borgo della sua infanzia e della sua adolescenza, ormai completamente vuoto: costruiscono solamente centri commerciali, bar, tabacchi e centri scommesse nella periferia e la città antica si svuota, o forse anche quella si riempirà di bar tutti uguali, omologati come sardine in scatola, prodotte in serie per un consumo rapido e fugace. Il centro della città antica era la periferia che M. cercava per appagare i suoi sensi.

Ora che il borgo era vuoto, sia di giorno che di notte, la torre del vecchio campanile, tra ratti e pipistrelli, era ancora più sola e imponente. Un prato incolto e una chiesa antica, ormai fatiscente, circondavano un po’timidi la torre, come vergognosi della loro nullità in confronto alla sua imponenza e al suo mistero.

M. si lasciava cullare dai ricordi: sì, quando era bambino andava con i suoi amici a giocare in quella torre a guardie e ladri. Quanto era bella e rigogliosa! E quanto era in fermento il borgo a quei tempi! Botteghe di artigiani dovunque, signore urlanti e festanti affacciate al balcone, le grida dei venditori ambulanti. Un impianto stereo suona le canzoni dei Beatles. Alcuni ragazzi seduti sui marciapiedi bivaccano sui gradini di un monastero, suonano la chitarra e intonano canti melodiosi. Sono io uno di quei giovani, e sono così felice, così creativo, così vivo che penso la giovinezza durerà in eterno. Sì, questi erano i pensieri di M., o perlomeno quello che io penso dei suoi pensieri.

Ehi, aggiusta quell’accordo, intona così, no, quella canzone non è in Re minore, è in Mi minore. Ma hai sentito l’ultimo di Dylan? Che roba. Seduti sui gradini di quel marciapiede, i giovani con le chitarre in mano parlottano tra di loro, poi si si fermano di scatto: tre ragazze vanno da loro. Dai, mi suoni Yesterday o Ticket to Ride? Bella, ho scritto una poesia, è un po’ stile Baudelaire, faccio io a una di quelle. Sì lui è un grande poeta, ma non le sa mettere in musica, è un fallito, fa un mio amico. Io suono una mia canzone a una delle tre: lei incantata, ah quanto sei bravo, ah che poeta, che geniaccio.

Un vecchiardo, ogni sera, con una casacca rattrappita e una vecchia lanterna, un fantasma dei secoli bui dell’umanità, passa di lì e fischiando maledice tutti. I miei amici gli lanciamo sempre qualche sasso, lo deridono, gli fischiano dietro, ma lui continua per la sua strada. Io ne ho paura e rimango sempre immobile, muto nel mio terrore.
Io non oso parlargli, né deriderlo: l’occhio del vecchio? Un azzurro così opaco che un solo sguardo mi raggela il sangue.
Proprio ora mi ricordo che rimuginava tra sé e sé, o almeno così mi hanno detto:

«Maledetti capelloni: credono che vivranno in eterno, ma non sanno che li verrò a prendere, alcuni tra dieci giorni, alcuni tra dieci anni, alcuni tra cinquanta, ma alla fine li prenderò tutti. E vincerò io, signore indiscutibile dell’universo.»

Ora si sente un frastuono di tamburi, un ritmo ossessivo, nessuna melodia, la mia mente è un deserto. M. vedeva quei giovani seduti fuori a un bar appena fuori le mura del borgo: tutti seduti in cerchio con i telefoni in mano, ridevano ciascuno per conto loro, ciascuno parlava per conto proprio all’auricolare.

Hai comprato il nuovo modello di iPhone? Che cazzo, devo finire di pagare le rate del Qashqai. Ehi bella, io ho talmente di quei soldi che non so cosa farci, ora mi apro un bel negozio nel centro commerciale qui vicino. Mio padre ha tre negozi e mo si apre pure il quarto, mette un sacco di gente a lavorare, se vuoi puoi venire pure tu, 600 euro al mese, però il lavoro non è faticoso. Ci dobbiamo aprire un’attività in Romania, lì non paghi un cazzo, poche tasse, il costo del lavoro è più basso e c’è più opportunità di crescita. Tu sì che hai idee imprenditoriali, sei veramente un geniaccio.

M., trovandosi a passare di lì, mormorò: maledetti, io all’età loro avevo già scritto due album musicali, e loro perdono tempo, ah, se sapessero, ah mi sento proprio come quel vecchiardo ora, che pena, quanto odio la decadenza umana e la decadenza del mondo. Da un vicolo, dalle mura di quelle città, stava avanzando verso di lui una strana sagoma, un mantello grigio, una casacca rattrappita, ma non una lanterna, era un telefono che le faceva luce. M. lo guardò in faccia e lo riconobbe: il volto scavato dalle rughe, e quell’occhio, quell’occhio di un azzurro così opaco, che gli raggelò il sangue: era lui, era quel vecchio che aveva visto negli anni Sessanta, mentre suonava la chitarra su quei gradini. Più l’anziano avanzava, più M. indietreggiava, ma più M. indietreggiava, più lui era vicino. Il
cuore in gola, un fremito di terrore lo fece trasalire mentre il vecchio lo stringeva d’assedio, spingendolo con le spalle al muro della vecchia e fatiscente torre del borgo.

L’anziano gli toccò una spalla e guardandolo negli occhi, con delicatezza, gli disse queste parole:

«Mi chiederai che ho fatto in questi cinquanta anni che non mi hai visto. Non ho fatto altro che vendicarmi di quelli che si credevano eterni giovani come te. Ora però questi mocciosi mi vedono passare e non mi degnano di uno sguardo: come posso vendicarmi di chi non mi ha fatto niente? Eppure pare che siano loro a vendicarsi di me con la loro indifferenza. E io, io vorrei ripagarli con la morte, ma come si può uccidere chi non ha mai vissuto? Per punirli vorrei dargli la vita, che loro tanto odiano, ma ormai, stanco e finito, non posso imparare a fare ciò che per secoli ho disimparato. Dovevo aspettare proprio l’arrivo degli inferi sulla Terra per disimparare a morire?»

Marco Di Caprio

Marco Di Caprio, autore del libro Horror Vacui (2019)
https://www.facebook.com/marcodicapriowriter/

 

Il mausoleo del Monte del Grano

Il mausoleo è noto come “Monte del Grano” sin dall’età di mezzo perchè ha la forma di un moggio di grano rovesciato (“modius grani”: recipiente di forma conica usato per misurare il grano). Dall’esterno non è visibile perché si trova sotto una collinetta nel Parco XVII Aprile 1944 (Piazza dei Tribuni, Quartiere VIII Tuscolano, zona “Quadraro”).

Strutturalmente, questo monumento sepolcrale di età imperiale è simile ai mausolei di Adriano e di Augusto (in ordine di grandezza) e si basa infatti sul modello della tomba a tumulo etrusca. Ciò che si vede dall’esterno è una collinetta alta circa 12 metri. In origine il mausoleo era coperto esternamente da blocchi di travertino sistemati a gradoni, asportati nel 1386 per farne calce. Fu proprio questo fatto a determinare, a quanto pare, la forma simile al moggio di grano. Una torre cinquecentesca costruita sulla sommità della collina crollò nel 1900 a causa di una tempesta. Si vede bene in un’incisione del Piranesi.

Piranesi-2033.jpg
Immagine tratta da Wikipedia, vedi sitografia

Attualmente vi si accede, dopo aver superato il cancello normalmente chiuso (per prenotare una visita: 060608), attravero un portale marmoreo (non pertinente). Si entra così in un corridoio lungo 21 metri e coperto da una volta a botte che sbocca in una grande camera sepolcrale a pianta circolare con copertura a cupola.

I blocchi di travertino che stanno alla base del muro perimetrale indicano il livello originario del pavimento.

Ma come venivano illuminati ed areati questi grandi ambienti sotterranei? Due grandi lucernari obliqui risolvevano il problema.

Nei Musei Capitolini si trova attualmente il sarcofago marmoreo prelevato da questo sepolcro nel XVI secolo sul cui coperchio a forma di letto sono raffigurati due personaggi semidistesi, tradizionalmente identificati con l’imperatore Alessandro Severo (222-235 d.C.) e sua madre Giulia Mamea.

Tale identificazione, però, non è stata confermata da altre fonti e quindi la questione rimane “sub judice”, anche se la monumentalità della struttura fa ritenere che sia comunque appartenuta a qualche membro della famiglia imperiale. In ogni caso i bolli laterizi ivi ritrovati risalgono all’epoca di Adriano, ma ciò non esclude che possa essere stata utilizzata come tomba da Alessandro Severo.

La camera sepolcrale, avente un diametro di 10 metri circa, era divisa in due piani da una volta che pur essendo crollata risulta ancora oggi ben identificabile grazie alle parti restanti.

Si può anche notare una piccola stanza nel piano superiore, esattamente in corrispondenza dello sbocco del corridoio nella grande camera.

Ancora oggi non sappiamo quale fosse il vero aspetto esterno del sepolcro, che probabilmente era molto simile al Mausoleo di Augusto.

Sitografia essenziale:

http://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/roma_antica/monumenti/mausoleo_di_monte_del_grano

https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_del_Grano

http://www.romasotterranea.it/mausoleo-di-monte-del-grano.html

http://www.060608.it/it/cultura-e-svago/beni-culturali/beni-archeologici/mausoleo-monte-del-grano.html

Sito ufficiale di Pietro Massolo:

http://massolopedia.it/curriculum-vitae-2/

Prof. Pietro Massolo

Carissimi Lettori,

Sono Pietro Massolo, docente di Lettere, Filosofia e Storia e dottore in Psicologia clinica. Sono un appassionato studioso di storia di Roma antica, medioevale e moderna e sono autore del sito massolopedia.com

Ho deciso di compilare questo blog anche per stilare un diario delle visite guidate che organizzo a Roma in qualità di Guida e Accompagnatore turistico.

Per qualsiasi informazione vi invito a contattarmi alla mia pagina Facebook: https://m.facebook.com/massolopediavisite/

Grazie per la gentile attenzione.

Pietro Massolo