Frammento tratto da Il Mistero dell’Isola di Pasqua di Marco Di Caprio.
«E tu non ci vuoi venire con me in America? Perché tu puoi restare qui e io dovrei andarmene? sì, è vero, potrei tornare in America e dedicarmi alla ricerca universitaria: potrei aspirare a una cattedra di docente universitario a San Francisco; potrei andare ai concerti dei Grateful Dead o dei Jefferson Airplane; potrei andare in giro per locali e andare dietro alle donne. E invece no. No, non è la mia vita quella.
Ricordo bene che autocommiserazione, che patimento, che stridio d’animo nella solitudine della metropoli, dove non ho mai sentito di essere libero come qui. La terra della libertà? Come si può essere liberi in un meccanismo aspro e stridente, dove tutti inseguono le mode, tutti vestono uguali e tutti fanno le stesse identiche cose? Un’ansia continua e stridente: la volontà di soffocarmi, null’altro ricordo. E nessun linguaggio nel caos di quella città ha potuto dare voce alla mia inquietudine.
Ho provato una volta l’LSD: ero vicino a Haight Ashbury con un amico, che suonava in una band psichedelica dal nome stravagante… si sa, tutte le band a San Francisco hanno nomi stravaganti. Mi aveva invitato per un tè su da lui e nel suo salotto pieno di quadri, mobili colorati e fluorescenti ho sognato di volare nella dimensione di una eterea libertà… poi lì, tra frastuoni, vortici, trambusti e bagliori pensavo che avrei visto lì, in quella camera dalle pareti cianotiche e luccicanti, spegnersi per sempre il mondo. E ho pregato, ho pregato di vedere un altro mondo, un mondo più puro ed etereo, che desse nuovi suoni e nuovi colori, più autentici, alla mia visione della vita. Ed eccomi qui, ora, su un’isola abbastanza piccola, recluso in mezzo all’oceano, sospeso claustrofobicamente sull’orlo della vita, nel trambusto delle rivolte e della guerra: qui ho assaporato la vera libertà e la vera pace; qui ho vissuto e rinnovato la vita, lontano dalla frenesia, dall’ansia della macchina infernale, che, sperando di vivere in eterno, muove i suoi passi in maniera decisa e sprezzante verso il decadimento e la morte.
Qui sembra tutto essere sul punto di morire, eppure tutte le forze vitali di questo posto sembrano essere ribelli e pronte a ritrovare, nel loro impeto, la vera luce e la vera vita.Patrick, io non me ne vado. Io rimango qui. Io sono qui perché ho una missione da compiere: vivere.»
(Da Marco Di Caprio, Il Mistero dell’Isola di Pasqua)



Ognuno trova, o crede di trovare, la libertà dove e come vuole ma, per esperienza personale, la vera libertà è solo dentro di noi, quando troviamo il nostro personale progetto esistenziale; se la cerchiamo al di fuori di noi, per quanto appariscenti, colorate, luccicanti e persino dorate, sono e resteranno sempre delle semplici gabbie.
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Esattamente… Grazie del commento
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